con un poco di zucchero la pillola va giu

E’ di nuovo venerdì. E ieri mi sono dimenticata di controllare l’oroscopo di Rob, lui che sa sempre indicarmi la via. Sta settimana ha pisciato: EHIIII! sono io Rob, scorpione seconda decade. ma che dici? non mi servono a niente le tue inutili parole. Io ho bisogno di segni, di risposte. Me le devi dare. Come faccio altrimenti a decidere tra la pasta e piselli e gli involtini primavera? Il tempo stringe, il dilemma incombe, lo stress dilaga. Cerco di affogarlo tra 400 sigarette, 1200 chili di troppo e ancora troppa cioccolata da smaltire.Ma niente, l’ho visto stamattina, mentre mi phonavo: un capello bianco. Un nuovo arrivato. Ha fatto capolino e subito si è mimetizzato tra i suoi fratellini pigmentati. Di questo passo la settimana prossima potreste trovarvi di fronte a un’obesa canuta dagli occhi spiritati. Se non ricevo risposte entro 24 ore ho deciso di farla finita. Dò fondo alla calza, anche al carbone e mi faccio venire una crisi iperglicemica. Invece del tipo che si affoga nel whisky, io voglio annegare nella Nutella (la vera causa e la reale soluzione a tutti i problemi). Sarete tutti testimoni. E che non si dica che ero insoddisfatta, infelice, vittima della società. Il mio aguzzino ha un nome. E pure un cognome: Mercato del Lavoro. E’ perfido. E’ spietato. Non fa sconti. Se n’è accorto, che sul curriculum ho usato una foto di qualche hanno fa (8), ma solo perché sono giovane, senza rughe, bionda e sorridente. Non volevo barare, l’ho trovata già scannerizzata sul computer, le altre facevano cagare, in fondo che differenza c’è tra 20 e 28? Sono cifre belle tondeggianti entrambe. Basta! Mi ci vuole una camomilla, con miele ovviamente: che il tasso glicemico rimanga alto nel mio sangue!

the nobody ability

Da brava fan delle autodiagnosi su internet, ho cercato su google “mal di Cina” per cercare di dare una definizione al macello che ho dentro. Non l’ho trovata. Mio padre dice che è colpa ‘ddo magnà. Forse! Strani fenomeni avvengono sul mio corpo da quando ho ingerito la prima bacchettata di spaghetti in brodo. Ma non me la sento di dare tutta la colpa a quelle prelibatezze. No! E’ una cosa strana che ti prende all’improvviso e ti fa sentire la mancanza delle cose più assurde. Stamattina mi versavo il latte confezionato in un pratico parallelepipedo di tetrapak e ho sentito la mancanza di quelle dannate bustine che grondavano da ogni dove, ma che intanto potevano essere acquistate al piano di sotto in pigiama e pantofole. Guardo i tagli sul mio jeans preferito e penso alla lavatrice assassina. Passo la scopa tenendola con impugnatura bassa, perchè il manico corto ormai era parte di me. Non parliamo poi della puzza di salame che mi riporta alla fermata di Guomao dove ero convinta di doverci lasciare le penne un giorno o l’altro o della disperata voglia di frittatina alle 9 del mattino. Raccontare la Cina? Non si può! Vivere la Cina? Io ho detto di no. Ma già immaginavo le mie creature a defecare per le strade di Pechino con i pantaloni-cul-a-for. Contraddizione. Questa è la parola che mi viene in mente più spesso quando penso alla mia esperienza. Una parola che in cinese si dice lance e scudi e che ci vorrebbe mezz’ora per spiegare perché si dice così. Amore. E odio. Come non odiare le poderose rascate? Come non amare la signora che va al lavoro camminando all’indietro? Insomma, non si può spiegare. Nobody can, o per dirla alla cinese…the nobody ability!

il decalogo della perfetta hostess

Trucco leggero, no agli orecchini vistosi, capelli raccolti e scarpe nere. Calze color carne e divise che mortificano i fisici anche delle più avvenenti.
Le hostess non mangiano, non bevono, non pisciano. Non sudano: sono infatti in grado di lavorare 5 giorni consecutivi con la stessa maglia addosso. Guai a vederle ridere o camminare insieme.
Proibiti i chewing gum anche se si rischia di accoppare quello che ti ha chiesto un’informazione alle 7 di sera, quando l’effetto del dentifricio è svanito almeno 3 ore prima.
Le hostess parlano tutte le lingue del mondo, anche quelle morte. Non serve a niente protestare, i loro interlocutori continueranno a rivolgerglisi nel loro idioma. Dispongono di un cellulare con credito illimitato, per chiamare in ogni luogo del pianeta. Non hanno una testa con la quale prendere decisioni, ma conoscono tutte le risposte alle tue domande: scioperi, temperature, ristoranti e locali, orari delle partite e formazioni delle squadre, orari di treni, aliscafi, aerei, funivie e funicolari e partenze delle navette. Senza l’ausilio di internet ovviamente. Guai chiedere al cliente di rivolgersi altrove o quantomeno di presentarsi, altrimenti “lei non sa chi sono io”. Del resto, non c’è hostess che si rispetti che non sappia leggere nel pensiero, e non sia dotata del dono dell’ubiquità, per poterle consentire all’occorrenza di poter essere su due pullman contemporaneamente. Tra i super poter di una hostess inoltre, quello della superforza, per poter scaricare agevolmente casse d’acqua, scatoloni carichi di borse, gelati, cataloghi, gadgets vari, pesantissimi bagagli, e della telepatia: una hostess non fa mai domande, ma sa già perfettamente quello che deve fare dove deve andare quando cominciare solo con la trasmissione di informazioni da mente a mente ed è in grado di far materializzare taxi con la sola forza del pensiero. La telecinesi è stata recentemente sperimentata. Finalmente le hostess sono in grado di recarsi da un luogo all’altro, a distanza di chilometri, nel giro di pochi secondi. Capacità utilissima quando capita loro di essere lasciate a piedi da autisti poco comprensivi lontane da casa a notte fonda.
Le hostess all’occorrenza possono tramutarsi anche in perfette cameriere: portano caffè, comprano bottiglie d’acqua (a spese proprie chiaramente), rimediano bicchieri, posate e sedie. Qualcuno le scambia per escort, solo che guadagnano molto di meno e lavorano molto di più. Unica cosa in comune è che una hostess non dirà mai di no. Una hostess è sempre politically correct, ed è informata sulla situazione di ogni nazione, onde evitare incresciosi incidenti diplomatici.

Ma non dimenticate ragazze: la cosa più importante è sapere dove sono i bagni, del resto, I’m just a hostess!

Emma, hostess dal 2007

svariate bozze in cerca d’autore

Da quando è cominciata la mia nuova vita non ho più pubblicato una riga, ma sono piena di bozze salvate in attesa di un prosieguo.

Mi viene da pensare che forse la creatività e l’insoddisfazione marciano di pari passo. Ma allora il fatto che adesso stia per pubblicare questa nota vuol dire che sta per ricominciare il periodo buio? o forse è solo che sono una neolaureata disoccupata che oltre lavare i piatti non ha una mazza da fare?

La verità credo sia che di nuovo non so in che direzione andare e non ho voglia di farmi guidare né di prendere decisioni. Sono di nuovo in balia del destino e la parola d’ordine è come sempre: SETTEMBRE. Come sempre le decisioni importanti si prendono a settembre.

Stay tuned…

Naples, je t’aime. Moi non plus

Durante le mie scorribande libresche, malauguratamente oggi mi sono infilata dal vecchio Gibert, libreria che non amo particolarmente, da oggi ancora meno! Come al solito mi sono imbattuta in guide turistiche della mia città, e come al solito ci ho infilato il naso per ammirare le meraviglie e fare l’emigrante melanconica. Tra pile di Routard, attira la mia attenzione un piccolo volumetto intitolato "Un week-end à Naples". Era tutto bellino con la copertina colorata. Lo prendo. Lo apro.
Pag. 1: consigli sul periodo dell’anno migliore in cui visitare la città
pag. 2: LA CAMORRA
Non sono arrivata a pagina 3 (non mi avrebbe meravigliato se si fosse parlato della monnezza), perchè ho frugato nelle tasche per cercare l’accendino, ma sono rinsavita in tempo.
Ora, non dico di voler nascondere la testa sotto la sabbia, ma possibile che la prima cosa, la cosa più importante, la cosa che ormai ci rappresenta, sia la camorra?
Almeno prima ad avere la precedenza c’erano il sole, il mare, la pizza e il mandolino, che pure se mi davano sui nervi, almeno erano un aspetto meno macabro.
Sono uscita di lì con un senso di amarezza che poi si è trasformato in un frustrazione.
E mi sono venute in mente le parole di Corinne, quando le ho raccontato che avevo scritto sul muro della stanza di una ragazza "VAFFAPARIGI" perchè le avevo sentito dire "VAFFANAPOLI": "ça doit etre un dechirement d’aimer et detester au meme temps ta ville natale"!
Ti amo perchè sei unica, ti odio perchè mi fai etichettare. Ma non mi stancherò mai di difenderti e non smetterò mai di amarti.

"Da Napoli non si sarebbe più mossa. Vi alitavano savia comprensione, indifferenza gentile, meglio ancora supremo senso della vita, n equilibrio fra pietà e disincanto. Tutto (dal grande e nobile, al futile e meschino) acquistava preziosità inestimabile ma, al tempo stesso non valeva nulla.
Ciò rendeva liberi, indipendenti."
Enzo Striano
Il resto di niente

da “La Chine en folie” di Albert Londres

La seule vue de son appartement le plongea dans une inguérissable mélancolie. [...] Cet fut plus tard, six mois après, qu’il reçut la révélation de la détresse des retours. En général. les gens pleurent et s’effondrent aux départs. Ce sont de faux voyageurs. Ils font partie de cette catégorie de malheureux qui mettent une semaine à boucler une malle! C’est quand on rentre que la lèvre est amère et le coeur dans le brouillard! Le voyageur de grand chemin prend rapidement l’habitude de circuler tout à son aise parmi des millions d’individus qui lui resteront parfaitement inconnus. Il va parmi ces foules, sans plus s’occuper d’elles que le poisson de l’immensité de la mer. Quel étonnement, en revoyant sa patrie, d’entedre les passants parler tous votre langue! Ces sont vos frères, vos soeurs. On se promène en famille! Mais l’horizon se rétrécit bientot. On dirait que les frontières bornent votre vue. Votre jugement, si libre sur les routes du monde, revet comme un uniform national.
On a la sensation que, derrière vous, une main vous a doucement replié les ailes.
 
 
Non sono sicuramente una vera viaggiatrice, ma sento l’orizzonte restringersi e la mano invisibile che mi piega le ali.
E per favore non chiedetemi più "che stai a fare a Parigi?" A Parigi vivo!
E lasciatemi la libertà di sentire le labbra amare e il cuore nella nebbia quando penso che tutto sta per finire…

Mi atteggio a cosmopolita(n)

In piena sindrome di Stoccolma ho dato fondo a mezzo vasetto di Nutella per distendere i nervi dopo un’intera giornata a contatto coi miei detestati/adorati aguzzini. Orecchie di fuoco, tonsille fumanti e germi e batteri che sento già covare dentro di me. Nella mia gelida stanzetta con la muffa alle pareti e l’acqua che si genera sotto il mio materasso, manco fossi Bernadette nella pozza di Lourdes. Eppure tutto questo mi mancherà. I serpentelli che sento lungo la schiena non sono causati dai -20 gradi Celsius che fanno qui dentro.
E’ pura e semplice fifa.
Sto per ripiombare nella mia vita uguale e tutta diversa. Perchè diversa sono io. Ma sempre la stessa. Una pazza. Ma normale.
Ci ho provato, ma ho dovuto gettare la spugna.
Il mio amico speciale mi ha insegnato che quando si inciampa negli ostacoli bisogna chiudere la pagina per non perdere troppi punti.
E allora chiudiamola questa pagina e apriamone una nuova.
3 settimane da oggi per dare l’ultimo abbraccio a Parigi, la mia dimensione, la mia vita. 3 settimane da oggi per ritrasformarmi da finta cosmopolita ad autentica provinciale.
 
Ailleurs, c’est tout sauf moi. Ensuite, j’ai été moi, j’ai decouverte un pays. Sa capitale est mon coeur. Ses arbres sont mes reves. Ce pays, c’est dans moi.

La cuirassée Potemkin

Cosa fanno i francesi a capodanno? Semplice: vanno a vedere la Corazzata Potemkin e sognano la rivoluzione. Io invece metto in atto la mia rivoluzione personale. O almeno ci provo. Con scarsi risultati visto che la mia svampitaggine è aumentata. Niente capa di Lavezzi per la mezzanotte, ma solo i fizzy fizzy comprati dai cinesi per far divertire mes copains che non immaginano nemmeno cos’è Napoli quando a mezzanotte si trasforma in Beirut. Il 2008 si è concluso silenzioso senza il suono dei tracchi, ma ha fatto un botto bello potente. Dato l’inizio, il 2009 dovrebbe essere non male. Mi ritrovo senza un soldo, senza carte di cedito, senza carta d’identità, con la macchina fotografica rotta, 3 esami da preparare e tutta la vita da rassettare. Si può solo salire, anche se c’è chi dice che al peggio non c’è mai fine…io invece ho ottime prospettive per il futuro.
l’elenco dei buoni propositi per il nuovo anno non può mancare e io ho una lista che non finisce più. La lascio per i posteri e per i postumi:
 
-ritrovare il portafogli, o almeno decidersi a chiamare la banca per bloccare la carta di credito;
-spendere tutto lo stipendio appena riesco a cambiare i 2 assegni che adornano la mia stanza;
-non arrivare più a lavoro con 2 ore di ritardo;
-smetterla di distruggere stoviglie ed elettrodomestici di Anna e Jean Marc;
-trovare un altro lavoro;  
-trovare un appartamento;
-laurearmi con un voto decente
 
…la lista è infinita. riassumiamo tutto in 2 massime: essere meno pigra e più sicura di me!!!
 
vado a vedere la corazzata Potemkin per verificare se sia davvero una cagata pazzesca!!!
 
BONNE ANNéE 

waiting for

Mi si è bloccato il respiro quando uscendo dal metrò sugli champs elysées mi ha investito una pioggia di luci. e lì ad aspettarmi la compagnia con cui andare a teatro. Teatro. Equus. La birra al beaubourg col freddo che entrava nel colletto e mi faceva prendere in giro per il mio naso rosso. Il lavoro al cinema. Lo squat a Ménilmontant. La serata letteraria. Io che leggo in italiano e tutti che mi ascoltano incantati. La neve, finalmente. Parigi! E ancora non ci credo. Percorro la rue des Pyrénées per andare a prendere i miei bimbi e mi sento a casa. Il mendicante a cui davo sempre gli spiccioli che era lì a giugno quando me ne sono andata, che si ricorda di me. Quelli della rue Champollion che mi vengono a salutare quando lavoro. Me ne sento parte ormai. Anche se sono sempre stanca, se la casa è sporca, se i conti non tornano, se prenderei i bambini a martellate sui denti a volte, la matrigna che mi comanda a bacchetta.
Le strade iniziano ad essere addobbate e io aspetto dicembre che sarà tutto da scoprire!
 

joieux anniversaire

Alla luce di questo anno in più volevo stilare un breve bilancio:
sono partita perchè ne avevo abbastanza di fare la babysitter, la pulizie a teatro e la cassiera al parcheggio.
Detto fatto, prendo l’aereo e mi ritrovo a fare la babysitter, le pulizie a casa e la cassiera al cinema.
In compenso però non sono mai stata svegliata il giorno del compleanno da un JOIEUX ANNIVERSAIRE!!! Pro e contro? non ho avuto il bacio di mamma che mi sveglia dicendo "a quest’ora non eri ancora nata".

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