Naples, je t’aime. Moi non plus

Durante le mie scorribande libresche, malauguratamente oggi mi sono infilata dal vecchio Gibert, libreria che non amo particolarmente, da oggi ancora meno! Come al solito mi sono imbattuta in guide turistiche della mia città, e come al solito ci ho infilato il naso per ammirare le meraviglie e fare l’emigrante melanconica. Tra pile di Routard, attira la mia attenzione un piccolo volumetto intitolato "Un week-end à Naples". Era tutto bellino con la copertina colorata. Lo prendo. Lo apro.
Pag. 1: consigli sul periodo dell’anno migliore in cui visitare la città
pag. 2: LA CAMORRA
Non sono arrivata a pagina 3 (non mi avrebbe meravigliato se si fosse parlato della monnezza), perchè ho frugato nelle tasche per cercare l’accendino, ma sono rinsavita in tempo.
Ora, non dico di voler nascondere la testa sotto la sabbia, ma possibile che la prima cosa, la cosa più importante, la cosa che ormai ci rappresenta, sia la camorra?
Almeno prima ad avere la precedenza c’erano il sole, il mare, la pizza e il mandolino, che pure se mi davano sui nervi, almeno erano un aspetto meno macabro.
Sono uscita di lì con un senso di amarezza che poi si è trasformato in un frustrazione.
E mi sono venute in mente le parole di Corinne, quando le ho raccontato che avevo scritto sul muro della stanza di una ragazza "VAFFAPARIGI" perchè le avevo sentito dire "VAFFANAPOLI": "ça doit etre un dechirement d’aimer et detester au meme temps ta ville natale"!
Ti amo perchè sei unica, ti odio perchè mi fai etichettare. Ma non mi stancherò mai di difenderti e non smetterò mai di amarti.

"Da Napoli non si sarebbe più mossa. Vi alitavano savia comprensione, indifferenza gentile, meglio ancora supremo senso della vita, n equilibrio fra pietà e disincanto. Tutto (dal grande e nobile, al futile e meschino) acquistava preziosità inestimabile ma, al tempo stesso non valeva nulla.
Ciò rendeva liberi, indipendenti."
Enzo Striano
Il resto di niente

da “La Chine en folie” di Albert Londres

La seule vue de son appartement le plongea dans une inguérissable mélancolie. [...] Cet fut plus tard, six mois après, qu’il reçut la révélation de la détresse des retours. En général. les gens pleurent et s’effondrent aux départs. Ce sont de faux voyageurs. Ils font partie de cette catégorie de malheureux qui mettent une semaine à boucler une malle! C’est quand on rentre que la lèvre est amère et le coeur dans le brouillard! Le voyageur de grand chemin prend rapidement l’habitude de circuler tout à son aise parmi des millions d’individus qui lui resteront parfaitement inconnus. Il va parmi ces foules, sans plus s’occuper d’elles que le poisson de l’immensité de la mer. Quel étonnement, en revoyant sa patrie, d’entedre les passants parler tous votre langue! Ces sont vos frères, vos soeurs. On se promène en famille! Mais l’horizon se rétrécit bientot. On dirait que les frontières bornent votre vue. Votre jugement, si libre sur les routes du monde, revet comme un uniform national.
On a la sensation que, derrière vous, une main vous a doucement replié les ailes.
 
 
Non sono sicuramente una vera viaggiatrice, ma sento l’orizzonte restringersi e la mano invisibile che mi piega le ali.
E per favore non chiedetemi più "che stai a fare a Parigi?" A Parigi vivo!
E lasciatemi la libertà di sentire le labbra amare e il cuore nella nebbia quando penso che tutto sta per finire…

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